l’essezzeta
Probabilmente una delle prime cose che colpisce del tedesco, a parte l'utilizzo di parole dalla lunghezza spropositata per mezzo di combinazioni più o meno stupefacenti, è l'utilizzo di quella lettera strana, ß. Il suo nome ufficiale è "eszett", ovvero "esse-zeta", si pronuncia come una s sorda (quella di "rosso", per intenderci) e tanto somiglia alla lettera greca beta (β).
Ecco, nel caso abbiate pensato che essa venga dalla suddetta lettera greca, sappiate che invece non c'entra proprio niente.
It’s just a jump to the left
E quindi prendi questo simpatico plugin, sposta tutto da splinder a wordpress, smadonna un po' perché si erano perse le date dei post (python + mysql + santi che volano in qua e in là risolvono il problema), caccia su un tema a caso, sposta il feed di feedburner («essere previdenti oggi», presenta - anzi, «essere stati previdenti anni fa», presenta...), e... uh? ho di nuovo un blog?
Si accettano scommesse. A questo post, ne seguiranno altri? Cadrà tutto in tragico disuso? Mi troverete ai bordi delle strade con un cartello "blog for food" (visto che "code for food" già lo faccio, sostanzialmente)? Andrò a condurre Radio Londra con Ferrara? E ora basta, non mi viene in mente nessuna situazione ancora più degradante.
Penna al valium
Fini regala del Valium a Feltri con tanti auguri di passare un "sereno" Natale. La Russa esorta a non discuterne. Feltri allora chiosa "Ok, non discutiamone ora. Ma quando lo faremo? Intanto mi arrangio da solo".
Non c'è niente da fare. Sono bastati due giorni di assenza del gatto, che i topi già ballano (chi più, chi meno).
Imprò 15:30
Teorema:
Rivendico il diritto all'improvvisazione strutturata, e alla musica come ambiente.
Ovvero:
Oggi pomeriggio improvviso alla tastiera, e registro. Il risultato è Imprò 15:30 - come tutte le improvvisazioni, ha il grande difetto di essere troppo lunga.
Ascoltare:
Scaricare:
- mp3 (8:37, 4.5M)
- ogg (8:37, 3.7M)
Ovviamente:
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0.
Ma che ve lo sto a dire? L'ottimo dewplayer che utilizzo è sotto Creative Commons Attribution-ShareAlike License France.
Tecnicismi (se proprio è per farvi male...):
L'improvvisazione è divisa in tre parti. La prima è basata su un ostinato accordale arpeggiato che scende cromaticamente pian piano sulla destra, mentre la sinistra improvvisa una linea melodica a una voce. Gli accordi utilizzati alternano armonie classiche ad altre piuttosto sporche, tendenti al jazz. Nella seconda parte l'ostinato viene passato alla mano sinistra, e la destra continua l'improvvisazione melodica, questa volta con un canto ad ottave e seste. Conclude la seconda parte una piccola "storia della musica": prima armonie vuote (quinte e ottave), poi triadi, poi l'introduzioni di armonie più complesse, dalle sovrapposizioni che suggeriscono quasi una scala diminuita. Dopo una coda, la terza parte si basa sul contrasto di una scala pentatonica sui tasti neri alla mano sinistra, sempre usato come ostinato accordale, e una pentatonica sui tasti bianchi alla destra (il contrasto armonico viene diluito dalla grande distanza). Un po' alla volta il canto alla destra si sporca di nuovo, aggiungendo i gradi mancanti alla pentatonale ma alterandoli. Infine, una coda di accordi a due mani, che nuovamente cadono cromaticamente verso il basso e si rialzano, porta alla chiusura del pezzo, che gioca su un contrasto tra la settima maggiore di tonica e la dominante della relativa minore.
Tra il Diagonàl e le ande
Trovare il Diagonàl non è stato banale. Cercando dove la Donà poteva fare un concerto, non mi sarebbe venuto in mente di mettermi a chiedere di un localino costruito sopra la coop. Tra l'altro pure molto carino, e - prima del concerto - con bella musica. Comunque, mi sono goduto la promessa performance del duo Donà-Sapienza.
Sarò molto onesto. Hai un bel maritino, simpatico, brillante, colto, impegnato. Però scordati che io compri il suo libro: l'ultima cosa di cui ho voglia è una interminabile disquisizione sulla natura dell'uomo mediata attraverso un catartico paesaggio artico. Almeno di quello credo che abbia parlato.
Il mio spirito meno letterato (ma è vero?) si è quindi limitato ad ascoltare l'ottima performance live della Cristina (così ci è stato detto dal locale: "ah, sì, Cristina viene con suo marito, lei suona e lui legge pezzi dal suo libro"... eh, sì, la vostra amicona Cristina, proprio perché siete buoni, la fate venire a fare un po' di show con il marito, che gentili!). E' stato molto piacevole, in versione acustica rende benissimo, una voce splendida quanto il disco e un'espressivita' ancora maggiore. Ha cantato un po' di tutto, con la solita attenzione un po' maggiore a singoli e title track (Nel mio giardino, Triathlon, Goccia, ...) ma anche altre intrusioni (ovviamente un po' delle canzoni inglesi, e soprattutto Mangialuomo, che è magicamente riuscita a rendere col set che aveva!). Scrosci di applausi da parte di un pubblico piuttosto minuto, e tante risate. Lei sarà comico di suo, ma con suo marito potrebbe aprire uno spettacolo di cabaret.
Brava, Cristina, brava. Se vuoi passa di nuovo, eh!
Il sonno
Mamma che sonno! Che tra lavoro e il concerto alle porte, non c'è mai il tempo di aggiornarsi un po' su cosa sta succedendo in giro!
Va bene, vediamo un po'. Allora. La Carlucci si fa scrivere una legge sulla pedofilia dal presidente dell'Unione Italiana Editoria Audiovisiva, Berlusconi infilza l'ennesima gaffe, e poi propone di evitare tutta la noiosa trafila delle votazioni parlamentare per far votare solo i capogruppo.
Sì, va bene, il solito. Tutto normale.
Mamma che sonno! Ora sì che posso andare a dormire sonni tranquilli.
Wikipedia names your band!
Per farmi perdonare del silenzio e della monotematicità, un po' di leggerezza per oggi.
La procedura è semplice:
- Prendete un articolo a caso da wikipedia: il titolo sarà il nome della band.
- Aprite una pagina di citazioni a caso, e utilizzate le ultime 4 o 5 parole dell'ultima citazione: quello sarà il titolo dell'album.
- Infine andate su flickr, e la terza foto dei last 7 days interesting sarà l'immagine della copertina dell'album.
A me, quel che è venuto in mezzo a una decina di tentativi diversi, sono la raffinata Moishe Rosen, cantautrice intimista ma patinata, con il suo "unless it is surrendered":
E Alhambra, con il suo nuovo album tra il new age e l'elettronica, "Beyond them, into the impossible":
Ma non sono mancati altri titoli, assai più valenti nei contenuti ma carenti sotto l'aspetto grafico, come il rock danzereccio degli Honor Killing in "All the time, made new", il twee-pop dei Merril Field nel loro nuovo successo ("Please bring me some coffee"), il prog-rock dei Funky Dragon con "Mathematics of Probability" e l'indie sommesso dei Cinnamon Weaver, con "There would be no rainbow".
Ora devo riuscire a chiudere quelle tre pagine e smettere di stupirmi per ogni nuova combinazione credibile (Pauw: "Meeting me is another matter"; è mio!)
I cassaintegrati fanno “aoh!”
La mancanza di ispirazione per un blogger è una brutta bestia, ma per fortuna che c'è sempre chi è pronto ad aiutarti. Di solito è il papa o la genialata di qualche suo gregario, ma questa volta è - chi l'avrebbe detto? - il nostro amico Povia.
Perché se fai una canzone strarifarcita di luoghi comuni e dalle implicazioni penose, vabbe', mi stai sul cazzo e tanto vale. Se salti fuori dicendo che non chiedi scuse, nonostante i fatti abbiano dimostrato che... errr... non so cosa pensava che i fatti avessero dimostrato, ma vabbe', ecco, salti fuori così, e ok, sei un po' scemo, ma lo sapevamo già tra piccioni, becchi, bambini e family day. Ma che becchi un corteo di cassaintegrati e non ti unisci alle loro proteste perché - attenti al colpo di genio populista - sono pochi, be', lasciatelo dire ragazzo mio, hai raggiunto un livello di deficenza planetaria.
Per la cronaca, è stato scortato via da due carabinieri onde evitare che i cassaintegrati lo menassero. A ragione.
Io amo quell'uomo.
Magia!
Da una parte abbiamo Povia, con il suo Luca che era gay - quindi, a meno che non abbia cambiato nome, sessualità o sia morto, ora è etero - e dall'altra, Niccolò Agliardi, che non può presentare la sua canzone, Perfetti, perché non c'è stato nessun "big" pronto ad affiancarlo al festival.
Oh, prescindibilissima la canzone di Agliardi, non dico mica. Ma scommettiamo che, come Luca è uno che da gay torna etero, così la canzone di Povia sarà anche ben più prescindibile di "Perfetti"?
(poi Povia cambia il testo all'ultimo, fa morire il povero Luca, e noi ci facciamo tutti la figura dei cretini. me lo sento.)
E non vi dico poi le serate bear
"Venendo al punto, è bello e giusto pensare che i gay, le lesbiche, i travestiti, le trans siano persone come tutte le altre che hanno solo diversi gusti sessuali. È bello e giusto e democratico, ma è falso."
(da qui)
Oh, sarò l'unico stronzo in giro a quanto pare, ma* secondo me ha ragione.
Pacifico, non è una condanna verso gli omosessuali o altri gruppi che si riconoscono nelle medesime lotte sociali. Praticamente ognuno di noi* fa parte di uno o più (sotto)gruppi sociali, e da quelli* prendiamo modi di fare, di vestire, un sostrato culturale comune e via dicendo. *. Ci sono le eccezioni: vero. Ognuno di noi, poi, superato questo insieme di caratteristiche (che, male che vada, fanno il 50% di quello che siamo) è unico: vero. Ma non possiamo sperare che questo significhi che riempiamo in maniera uniforme tutto lo spazio delle possibilità umane, perché da umani quali siamo, abbiamo mediamente la tendenza a cercare modelli di riferimento e imitarli. Ma mica solo noi, eh: anche chi guarda Maria de Filippi, chi fa il pretenzioso e si spara 3 volte di seguito la discografia di Maderna (ehm...), o chi guarda tutte le domeniche la partita al bar.
Amen. Una volta accettato questo fatto sociologico di base (per me, che non sono un sociologo: attendo smentite), parliamo della cosa veramente importante: ovvero che agli altri non gliene deve fregare un benemerito cazzo se sono un metallaro, un finocchio o un emo. Ho gli stessi diritti e doveri di tutti. full stop. Sicuramente avere di fronte un gruppo sociale che ha una certa quantità di suoi codice interni comportamentali (e culturali in senso più ampio) ti rende più difficile non sentirli alieni, ma, amico, questi sono tutti cazzi tuoi, non problemi miei.
* (purtroppo, disgraziatamente, tristemente, con dolore nel petto. o forse no.)


