… e figli maschi
[update del 23/08 - vedi in fondo]
Insomma, che io non l'avevo mica capito ad ascoltare distrattamente la notizia.
Sì, perché il fatto che Domenico Riso, lo steward morto nel recente incidente aviario, fosse lì con il compagno Pierrick Charilas e loro figlio, non lo dice nessuno. Fortuna che in una imbarazzante intervista, suo cugino, per non dire che stavano assieme e crescevano assieme il figlio, alla fine lo fa capire chiaramente.
Ma raccogliamo un po' di espressioni geniali trovate per descrivere il loro rapporto, che vanno a fornire un bel condimento insieme a quelle già riservate all'omicidio di Alberto Falchetti.
Il Corriere (l'unico a citare il fatto che stessero assieme, bisogna riconoscerglielo) conta:
- "il suo amico più amato"
- "Erano la sua «famiglia»". Ovviamente, virgolettato.
- "Per questo accanto al suo nome, nella lista dei passeggeri, c'era scritto «niño», bambino, e per questo è stato difficile identificarlo". Fossero stati riconosciuti come famiglia in Italia non sarebbe stato per niente difficile identificarlo. Stronzi.
- "come fossero una famiglia fra tante". Perché mica lo sono, che!
Conclude poi sottolineando il fatto che fosse sognatore e gli piaceva la lirica, perché si sa, 'sti gay, brutta gente, mica famiglie, però tanto creativi e sensibili.
Per la Repubblica nell'ultima notizia il caso è ancora più semplice: il compagno e il figlio manco vengono citati. Voglio dire, 'sto Pierrick era frocio e pure francese, mica ce ne frega un cazzo. Il bambino. Ah, già. Ma che importa. Il giorno prima, invece, troviamo i laconici:
- "il suo amico francese"
- il sindaco di Isola delle Femmine: "Faceva lo steward e per la nostra piccola comunità era motivo di orgoglio". certo, ci scommetto l'orgoglio che dimostravate ogni volta che andava in giro con il suo ragazzo e il bimbo.
Troviamo poi La Stampa, altrettanto laconica:
- "il suo amico Pierrick Charillas"
- "era un grande amico di Charillas"
E fermiamoci qua, che è meglio.
Ora, se fossi un bravo articolista, sarei andato in un crescendo per citare i giornali, vista la creatività de Il Corriere. Però preferisco il contrario. Perché forse mi fa più tristezza il volontario silenzio su dei fatti che potrebbero urtare il buonsenso che parlarne come fa il Corriere.
Bene o male, purché se ne parli...?
[update 23/08]
Fortunatamente, Repubblica recupera terreno finendo in pole position grazie all'ipocrita (e sto sul ridotto) articolo di Francesco Merlo.
Provate ora a cercare sul sito di repubblica cose tipo "incidente famiglia", "famiglia stroncata", o cose del genere. Contate il numero di volte in cui viene sottolineato l'amore di queste famiglie (eterosessuali, è ovvio, ne esistono altre?) colpite da un incidente. Continuiamo con i detti: due pesi, due misure...?
Ma qui, ora, c'è da parlarne, da urlarlo, perché siamo d'accordissimo nel dire che "la sessualità, rispetto a quell'atroce tragedia, è un dettaglio insignificante", come fa notare Merlo, ma l'amore di una famiglia, per Dio, non lo è, ed è questo che si è taciuto.
Perché, anche se a quanto pare gente con il nostro giornalista continua a non capirlo, essere omosessuali non vuol dire fartelo mettere in culo, e la sessualità è un aspetto della cosa (neanche centrale), ma vuol dire amare persone del tuo stesso sesso, e non me lo puoi comparare con la ricerca di "quanti, tra i sessantenni a bordo usavano il viagra, e quanti avevano pratiche feticiste", non te lo permetto.
Perché non ci sono "usurate battaglie" quando siamo ancora tra gli ultimi paesi nell'Unione Europea dove non veniamo riconosciuti come famiglia (e lo dice una persona che, comunque, in varie occasioni ha storto il naso al modo con cui Grillini ha trattato certe situazioni).
Perché è da persone cieche al mondo affermare che in un paese come Isola delle Femmine o nel Sud Italia in generale "c'è ormai tutto il ventaglio della sessualità praticata, e anche nelle istituzioni, proprio come a Parigi", dato che non è vero, non è vero, non è vero, e non veniamo a raccontarci frottole. O meglio, forse praticata sì, ma riconosciuta o accettata... su, dai, siamo seri...
Perché i giornali decidono "come e quanto tirare in ballo la scelte private e i pudori familiari di Domenico Riso" solo quando si parla di omosessualità, mentre se ne strasbattono sempre altamente in vari casi per tanti altri temi assai più pesanti, e poi vengono a dirci che questo significa rispetto.
Perché qua ci si è rotti veramente i coglioni di essere presi per il culo, e tentare di riderci sopra per sdrammatizzare lo stato di merda in cui viviamo.
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agosto 22nd, 2008 - 15:38
Nel servizio del tg1, oltre alla voce del cugino si sentono pronunciare alla giornalista frasi come “stavano spesso insieme” e “a confermare la vicinanza tra i tre”. Che tristezza, morire così dopo esser riusciti a scappare da questo paese di merda (che non ti restituisce la dignità neanche da morto) e conquistarsi un po’ di felicità…
agosto 23rd, 2008 - 01:59
Io ieri sentendo di straforo il tg1 (in uno dei due servizi ancora rggiungibili dal sito) avevo dato per assunto che questo stesse lì da solo. Figuriamoci.
agosto 23rd, 2008 - 17:45
Penso che nell’articolo che citi l’autore abbia usato toni eccessivi, ma devo ammettere che non condivido le tue posizioni. Innanzi tutto perchè è vero che in una tragedia come questa i legami affettivi tra le vittime non hanno importanza: sono morte 153 persone, indipendentemente dalle relazioni che c’erano tra loro. Non ha nessun senso secondo me sottolineare il fatto che tra i morti c’è una coppia di omosessuali: non è un’informazione rilevante, anzi è quasi una curiosità che sposta l’attenzione dal fatto vero e proprio. Inoltre penso che anche se fosse stato detto tutto fin dall’inizio la causa omosessuale non ne avrebbe tratto alcun giovamento: non sono martiri, sono vittime.
Per quanto riguarda il fatto che in altre occasioni invece è stato sottolineato il legame che c’era tra le vittime di un incidente, sinceramente non ho fatto una ricerca molto approfondita: ho solo guardato la prima pagina di quello che risultava cercando “famiglia incidente”; però ho notato che in tutti gli articoli le vittime appartenevano ad una singola famiglia, e quindi mi sembra lecito sottolinearlo.
Penso che l’attenzione della quale hanno bisogno le persone omosessuali non consista nel far presente in ogni contesto la presenza di un omosessuale: dire che qualcosa c’è dappertutto non può servire per farla accettare (per fortuna).
Scusami se sono stato troppo polemico, offensivo o maleducato.
Andrea.
agosto 23rd, 2008 - 22:59
@IlBagatto: tutt’altro, mi fa sempre piacere avere un confronto costruttivo.
Io credo tu stia entrando nel malinteso da cui è partita anche tutta la polemica che si sta svolgendo in queste ore su tomblog. La confusione è questa: non si sta parlando del fatto che è stata taciuta l’omosessualità di Domenico e del compagno. Si sta parlando del fatto che è stato taciuto – e in maniera chiaramente volontaria, su questo immagino siamo d’accordo – il fatto che fossero una famiglia. Ovvio che, nel momento in cui dici che sono una famiglia, questo implica che fossero omosessuali. D’altronde, anche quando dico che Maria e Marco sono una famiglia se ne deduce che sono eterosessuali (che poi non è neppure così giusto prendere per ovvio, ma vabbe’), ma il punto del termine “famiglia” non sta in quale organo genitale entra in quale orifizio (checché ne dica il Papa o la Carfagna), bensì nel legame affettivo che intercorre tra le persone citate, quindi le due categorie di concetto, per quanto i riguarda, non si possono confrontare o usare allo stesso modo.
Per entrare più nel dettaglio, si sta parlando del fatto che si sono usati due pesi e due misure: come scrive anche Andrew, per i giornali uomo+donna+bambino = famiglia, uomo+uomo+bambino = un italiano, il suo amico e il figlio dell’amico. È su questa disparità – ovvero, su questa discriminazione – che sorge l’indignazione. Non vogliamo parlare di omofobia (il che sarebbe un processo alle intenzioni)? E va bene, ma almeno di discriminazione si deve poter parlare, perché questo è un dato di fatto.
Commento ora il tuo commento (metacommento?) per chiarire meglio:
in una tragedia come questa i legami affettivi tra le vittime non hanno importanza
Se vogliamo guardare a cosa ha importanza, allora neanche ha importanza concentrarsi sul fatto che ci fosse un italiano: è morto più di uno spagnolo? o vogliamo tirare fuori un finto patriottismo? E una tragedia in cui sono morte 153 persone non ha neppure particolarmente importanza. Ne muoiono incredibilmente di più in Spagna o in Italia per vari altri motivi (incidenti d’auto, malattia, …), ma noi non ci facciamo caso, colpevolmente, tra l’altro. E così ne muoiono ancora di più nelle guerre in giro per il mondo, o per povertà. Perché non ci facciamo caso? Il più delle volte, perché non fa notizia. Perché non ce ne parlano, in quanto non ci colpisce allo stesso modo, per avendo altrettanta – se non maggiore – importanza. Quello che voglio dire è che qua si entra in un discorso molto difficile, che è questo: di cosa dovrebbero veramente parlare i media? Perché? In che modo? E questo è un discorso che io non sono certo in grado di prendere. E infatti non è questo che critico. Quello che critico è che, dato per buono un certo metro di “notiziabilità” deciso dai giornalisti (ovvero: cosa è notizia e cosa no, e pure quanto spazio dedicare a una notizia in proporzione ad altre), questo deve essere applicato in maniera coerente e uniforme, e non in diversamente a seconda che il soggetto sia eterosessuale (“una famiglia”) o omosessuale (“un uomo, un suo amico e il figlio dell’amico”). Se non viene fatto, la cosa puzza.
[...]anche se fosse stato detto tutto fin dall’inizio la causa omosessuale non ne avrebbe tratto alcun giovamento[...]
Oh, calma, calma. Non so gli altri, ma io proprio non ci vedevo nessun tentativo di guadagno per la causa omosessuale, né lo cercavo. Qua si parla di dignità delle persone, e del fatto che non si è riconosciuto volontariamente lo status di famiglia a un nucleo sociale che famiglia era. E aggiungo: se non vogliamo fare processi alle intenzioni e dire che stato fatto per omofobia, l’unica altra ragione plausibile che rimane è perché i giornalisti hanno preferito evitare una parte della notizia (qualunque sia la ragione per cui l’hanno fatto). E a me, un giornalista che non è capace di dare notizie senza discriminare (ovvero: trattare in maniera diversa) una certa parte sociale solo in quanto diversa dalla maggioranza, non solo mi indigna: mi fa paura.
però ho notato che in tutti gli articoli le vittime appartenevano ad una singola famiglia, e quindi mi sembra lecito sottolinearlo
Questo non l’ho capito, o meglio, spero di aver capito male. Domenico, il compagno e il figlio non appartenevano forse ad una singola famiglia…?
PS: credo tu abbia postato due volte il commento, mi sono permesso di cancellarne la copia che risultava uguale.
agosto 23rd, 2008 - 23:32
Sono assolutamente d’accordo con tutto quanto dici……. e’ da ore che mi sta montando la rabbia per questo silenzio assordante….. non comprero’ mai piu’ un giornale italiano………….Merlo dice delle cose allucinanti e non sopporto piu’ questo ridurre i rapporti tra persone dello stesso sesso alla sola componente sessuale negando l’aspetto affettivo e di responsabilita’ reciproca e di impegno che li rende famiglia……
Se fosse morta mia sorella, suo figlio, e il compagno con cui convive e che non ha sposato non si sarebbe esitato a dire che e’ stata spazzata via una famiglia…. (con la retorica media dei giornali)………. fino a quando negheremo questo dato di fatto difficilmente controvertibile, avremo fatto fare pochi passi a questo paese in via di sottosviluppo
agosto 24th, 2008 - 15:13
Commento il tuo commento sul mio commento.
Sulla prima parte, cioè il fatto che i media non hanno pensato i tre come “famiglia”, posso essere d’accordo con te – anche se, purtroppo, la maggior parte delle persone che conosco avrebbero pensato ad un errore di stampa leggendo di questa famiglia composta da due uomini e un bambino (e forse, sinceramente, anche io).
Effettivamente non ha grandissima importanza nemmeno il fatto che c’era un italiano sull’aereo; forse saperlo ci aiuta a sentirci un po’ più coinvolti, comunque ritengo che anche questa sia una informazione non necessaria. Però permettimi di ribattere che la morte di 153 persone per un incidente aereo un minimo di rilevanza ce l’ha, almeno per la straordinarietà dell’evento: morire in guerra è una possibilità molto concreta, morire in un viaggio lo è un po’ meno, morire in un incidente aereo è piuttosto raro.
Per quanto riguarda la parte nella quale dicevo che le vittime degli incidenti stradali appartengono generalmente ad una singola famiglia, probabilmente mi sono spiegato male: intendevo dire che tutte le vittime di ciascuno di tali incidenti appartengono alla stassa famiglia; in pratica, se in un incidente muoiono una coppia, i loro figli e nessun altro ha senso evidenziare il fatto che appartengono alla stessa famiglia; se muoiono 200 persone non è molto sensato raggruppare le vittime in nuclei familiari…
(Hai fatto benissimo a cancellare la seconda copia del commento!)
agosto 24th, 2008 - 16:46
@IlBagatto: ok; allora siamo arrivati al punto. L’unica cosa che sostengo – riguardo a ciò che è stato detto o no – è che c’è stata una disparità di trattamenti, e su questo concordi pure tu. Tutto il resto, ovvero ciò che, indipendentemente dalla sessualità delle persone coinvolte, andrebbe o meno scritto in un articolo (nazionalità, rapporti familiari, …), esula da ciò che facevo notare. Quel che dicevo io è che, prese per buone certe “leggi della notizia” (per lo meno italiane), queste vanno applicate in maniera uguale, per lo meno. Quello che tu critichi sono, per l’appunto, queste leggi della notizia, e su questo molto probabilmente andiamo d’accordo: il vittimismo così tipicamente italiano che indugia sull’amorevole figlia, il morto che diventa santo non appena morto, e pizza e mandolino non va giù a me come non va giù a te e a tanti altri, sicuramente.
Certo anche che, dal momento che dedichi una particolare attenzione a X, spendere due parole e limitarti a dire che con questa persona è morta la sua famiglia, mi pare tutto sommato assai accettabile e condivisibile, oltre che umano, da parte dei giornalisti.
agosto 24th, 2008 - 20:05
Ok, se la metti così mi trovi d’accordo. Scusami se sono stato insistente!
agosto 25th, 2008 - 07:57
Scusate se mi intrometto.
“Purtroppo, la maggior parte delle persone che conosco avrebbero pensato ad un errore di stampa leggendo di questa famiglia composta da due uomini e un bambino (e forse, sinceramente, anche io).”
Già, ma perché?
Perché non si può sperare l’opinione pubblica dimostri consapevolezza e maturità, finché sarà abituata ad essere informata con metodi e criteri simili. Prima o poi bisognerà pur cominciare. In questo paese, naturalmente, “poi”.
agosto 28th, 2008 - 13:40
Ciao cari, vi posto la lettera che ho mandato all’esimio Francesco Merlo, pennivendolo del bollettino reazionario “La Repubblica”.
Gentile Signor Merlo.
Il suo editoriale di sabato 23 agosto mi ha profondamente indignato.
Il motivo di questa indignazione è semplice, benché lei e tanti altri intellettuali di questo paese fatichiate a capirlo.
In quell’articolo lei scrive che “la sessualità”, rispetto alla tragedia nella quale hanno trovato la morte 154 passeggeri della Spanair, “è un dettaglio insignificante, come essere milanisti o juventini”. Giusto: cosa c’entra la sessualità di Domenico, Pierrick ed Ethan? La posizione fortemente critica del movimento gay lamenta in questo frangente la negazione del loro essere famiglia, non certo individui praticanti una qualsivoglia sessualità.
Se le dicessero che il matrimonio con la sua consorte è irrilevante, non si offenderebbe? Non sarebbe quantomeno irrispettoso verso i suoi progetti di vita, verso la scelta responsabile di amare una persona, condividendo gioie e dolori di un percorso di vita comune?
Immagino che Domenico e il suo compagno non stessero facendo sesso al momento della tragedia: per questo i suoi sarcastici riferimenti al feticismo e al Viagra sono solo fastidiosamente volgari e fuori luogo, nonché sintomo di una preoccupante – benché negata – omofobia.
Quella di Domenico, Pierrick ed Ethan era una famiglia come le altre, presumibilmente legata da affetto e mutua assistenza. Con la stessa dignità delle altre famiglie, senza virgolette, andava quindi raccontata, nonostante la pervicace malafede di (molti) giornalisti e istituzioni. Bastava parlare di loro come dell’ennesima famiglia distrutta nel rogo dell’aereo: sarebbe stata semplice cronaca, oggettiva e puntuale. Ogni ulteriore riferimento a “sessualità praticata” e “pratiche sessuali” svela la gigantesca trave nell’occhio sessuomane di chi denuncia la pagliuzza altrui.
Cordiali saluti
Massimo Basili