Humani nihil a me alienum puto
La questione è piuttosto complessa e articolata, e so che provocherà casino.
Mi sentirei di far partire i ragionamenti di questo post addirittura da scenari curiosi che riguardano radiocittafujiko, ma in realtà mi dovrei riferire in maniera più propria alle accuse di fascismo di fronte alla faccenda-Bertozzo (qui e qui) per arrivare al delirio scatenato contro Lorenzo "Q" Griffi, curatore tra l'altro della campagna grafica e di comunicazione di Bologna Pride e rappresentante di CarniScelte all'interno del Comitato, di cui potete leggere su Indymedia.
Le fonti le avete, se vi va di leggere il punto di vista delle parti per ognuna delle vicende. E tutti avete le mani per scrivere due parole chiave su google: vi invito a farlo.
La XII Disposizione Transitoria della Costituzione vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista. A puntello ed estensione di questa, la legge 20 del giugno 1952, la cosiddetta "legge Scelba", punisce anche chiunque faccia propaganda in tal senso. Anche su questo, vi invito a leggere e indagare.
Non è stato immediatamente ovvio che la disposizione e la legge fossero costituzionali, in quanto altresì nella nostra Costituzione, così come in tutte le costituzioni democratiche, si permette ai cittadini libere forme di pensiero ed espressione, sia individuali che associative. Questa domanda è stata posta quindi alla Corte Costituzionale, come potete leggere nel link a wikipedia, e il risultato non è stato marmoreo ma con sufficienti delucidazioni sulla sua interpretazione. Al di là della questione di costituzionalità della legge Scelba, fermiamoci sui motivi per cui questa legge dovrebbe aver senso:
- Il fascismo è un movimento i cui principi vanno contro i fondamenti [della Costituzione | della Repubblica | della democrazia] e quindi va ripudiata. Osservazione interessante, ma non funziona perfettamente. I leghisti vogliono (volevano) spezzare l'Italia, idea contraria alla Repubblica unita così come appare dalla Costituzione, tuttavia nessuno ha scritto una legge contro di loro. Il punto è proprio che nella Costituzione ci dovrebbero già essere gli articoli che difendono la struttura della Repubblica, e semplicemente, anche se la Lega avesse maggioranza assoluta, non potrebbe far nulla che violi la Costituzione (a meno di non passare per via costituzionale). Punto e basta. Per chi volesse far notare che non sempre è così, rispondo: se non è così, il problema è la debolezza degli apparati destinati alla difesa e promozione della Costituzione (il che include praticamente l'intero Stato, se si vuole), non la Lega o i fascisti, e quindi questo porta a:
- La neonata Repubblica aveva bisogno di difendersi finché giovane dai pericoli interni. Questa mi pare già una ragione più solida. Nessuno dice che certi rischi stiano veramente scomparendo con il passare del tempo, ma è il principio che conta. Il punto non è il fascismo in sé e di per sé (come anche chiarito dalla Corte Costituzionale), è il rischio che esso comporta nei confronti delle istituzioni. Di più: il reato non è qualunque forma di espressione del pensiero che tende in quella direzione (questo violerebbe platealmente l'articolo 21 della Costituzione), ma specificamente gli atti idonei alla ricostituzione del disciolto partito fascista. Non è il pensiero o l'ideologia che vengono puniti (se vivi in uno stato democratico, accetti per forza di cose che chi ti sta di fianco la pensi diversamente da te, e anche molto), ma gli atti che vanno ad attentare alla vita dello stato.
Bene, tutto questo pippone per dire cosa? Per tentare di riprendere un occhio un po' più critico e distaccato su tutte queste bagarre. Antifascismo non significa sparare a zero contro tutto quello che è stato, è e sarà fascista, in odore di fascismo, potenzialmente fascista. Neppure - ed è quello che è successo - contro chi osa parlare con dei fascisti (al di là di quanto tutto sia molto più complicato di una semplice parola: dei fascisti con cui Lorenzo ha parlato fanno parte una fetta consistente di persone che appoggiano il movimento lgbt, per dire, il che non è esattamente l'immagine di fascista che ho io, e di sicuro non è rappresentativa del disciolto partito fascista, che è ciò che queste disposizioni avversano). Insomma, il fatto di non condividere uno o più punti di vista di una realtà politica/sociale (e tra la gente che passa su questo blog, suppongo che in ben pochi condividano certe ideologie, me incluso) non significa non poterci parlare, né il fatto di non condividere nessun punto di vista (per questo, rimando ai commenti di brullonulla sul post di indymedia). I risultati potranno esserci o non esserci, ma il dialogo, come dire, non ha mai ucciso nessuno, né tanto meno ha trasformato quel che è. O per essere precisi, sì, il dialogo trasforma: in meglio. Basta avere un cervello e usarlo.
Gli Italo esistono. Non è questione di avvicinarsi al fascismo, tra l'altro: il senso della campagna era diverso ed evidente, ovvero far vedere che l'omosessualità è una categoria completamente trasversale, che include tutti, dalla lesbica incinta al fascista, per l'appunto, e en passant ironizzare sugli stereotipi della nostra realtà, rompendoli con il fattore-omosessualità.
gli Italo esistono: è così, che lo vogliamo o meno, proprio perché l'omosessualità è questa simpatica bestiola a cui non frega niente di colore, credi, razze o religioni, ed entra nella vita di chiunque.
Cosa che faremmo bene a imparare da lei.
Reiser
Lo ammetto, ci sono campi in cui anch'io scado nell'intrigo e rimesto nel pettegolezzo.
Hans Reiser è il geniale inventore di ReiserFS, nonché notevole egolatra, considerato il nome dato allo stesso. Cosa sia questo ReiserFS, se non lo sapete, poco importa: basti dire che è un componente software che sta(va) diventando sempre più adottato da tutte le distribuzioni Linux per una delle parti più critiche del sistema: la gestione dei file.
Bene, due anni fa sua moglie scompare. In circostanze misteriose. Hans nega tutto, fintanto che di recente, dopo essere stato praticamente già accusato, si decide a confessare e condurre i poliziotti dove ha seppellito la moglie Nina, uccisa - dice lui - in preda all'ira di una discussione sul loro divorzio.
In mezzo a tutto questo, aggiungiamo un altro lato inquietante, più personale. Hans Reiser è stato ospite dell'Università di Bologna per un seminario, ed è stato alloggiato in uno studentato. Indovinate chi gli era stato affibbiato come guida/aiuto locale in questo studentato? Eh? Bravi, indovinato.
(Inutile dirlo, sembra ormai destino del suddetto ReiserFS l'essere sostituito da altri sistemi meno... pericolosi)
Strade (a Pride of mine)
Tanto so che se mi metto a pensarlo, questo post non salterà mai fuori. Quindi, lo scrivo di getto, così come viene, e qui e là lo correggo appena.
Quando dall'ufficio andiamo a mangiare in gastronomia, incrociamo inevitabilmente, sotto il solleone, una via: "Ettore Bidone, patriota". Al ritorno, invece, è "Ettore Bidone, patraiota". Sì, "patraiota", non "patriota", a causa di un errore di distrazione di chi ha preparato il cartello. Chissà quanti ne fanno ogni giorno.
Il Pride è stato lunghissimo. La mattina ai Giardini Margherita a dare una mano con il carro dell'Agedo, poi di corsa sotto le due torri, da lì di nuovo ai Giardini, a poi sempre a piedi tutti i viali, passando una porta dopo l'altra, quelle porte di Bologna che conosco da sempre e che non ho mai visto in questo modo.
Cofferati promette: intitoleremo una strada a Stefano Casagrande, una figura storica per il Cassero e per il movimento gay. Forse non sapete chi è: cercate allora un attimo su Google, troverete tutto quel dovreste sapere.
E poi, dai viali, ancora a piedi davanti al Cassero, ai graffiti disegnati per l'occasione, e si cammina sempre fino in Piazza 8 Agosto, dove finalmente possiamo sederci, almeno un po', mentre arriva sempre più gente a riempire ogni spazio vuoto.
Io, Ettore Bidone, onestamente, ignoro chi sia. Ho provato a cercare, davvero, ma non ho trovato nulla. E mi dispiace, perché così l'unico motivo per cui lo ricorderò sarà per il buffo "patraiota" sulla sua via.
Ma la strada di questo pride, e via Stefano Casagrande, non voglio facciano la fine di via Ettore Bidone. È egoistico il motivo: non voglio perché alla costruzione di questo pride, nel mio piccolo e piccolissimo, ho lavorato pure io; perché pure io c'ero sotto quel sole delle due del pomeriggio insieme agli amici miei, perché io sapevo di Stefano Casagrande prima della via e lo saprò dopo.
E perché, se finalmente rinuncio a ogni tentativo di fare il sostenuto e l'orgoglioso, ho poi avuto il miglior regalo di compleanno di sempre: